‘800, ‘900… Millenials, una riflessione e un punto di partenza

dipinto di Edouard Vuillard particolare da “Il bacio” 1891, copertina di Senilità

“Le corse incontro e dinanzi al colore sorprendente di quella faccia, strano colore, intenso, eguale, senza macchia, sentì salirsi dal petto un inno di gioia”(Senilità, Italo Svevo)


Italo Svevo è uno dei miei narratori preferiti, mi fa compagnia, ogni tanto quando ho bisogno di calma, introspezione, ritrovare spazio e ripartire verso gli altri che è anche la mia attività: come consulente finanziario aiuto a pianificare, trovare soluzioni e spesso riduco lo stato di ansia legato ai soldi, agli investimenti, li trasformo in progetti perché l’ansia è voglia di cambiamento.


“Ella era venuta e quando si poggiò al suo braccio, a lui parve gli si desse tutta”(Senilità, Italo Svevo)


Quanto è importante incontrarsi nella mia attività? È nel piacere di conoscersi e anche dopo tempo nel piacere di riscoprirsi. È da queste emozioni da cui si è pervasi che nasce la fiducia: senza questo non c’è e non matura un rapporto personale quale quello tra consulente finanziario e assistito.


Italo Svevo, pseudonimo di Aron Hector Schmitz è sicuramente l’amico più desiderabile, fa parte di quel mondo a cavallo tra Ottocento e Novecento nel quale sicuramente le emozioni, la fiducia, l’onore, il rispetto sono ancora vivi, mondo in cui i conflitti sono sani e veraci. Un mondo in cui concetti come socialismo e liberismo, progressismo e conservatorismo sono chiari ad esempio, in cui le differenze politiche, sociali, economiche sono ben delineate.
Italo Svevo è il genere di narratore dirompente che non è impostato sui classici greco-latini ma è il punto d’incontro tra lo splendore italiano e la cultura europea progressista. Conosce Freud, Schopenhauer, Darwin, per me è meglio dello psicologo.
I critici italiani lo snobbano e solo il genio di Eugenio Montale nel 1925 ne tesserà gli elogi.

Il poeta di Ossi di seppia, infatti, fu uno dei primi, e, inizialmente, uno dei pochi, che recensì favorevolmente La coscienza di Zeno, la quale, come è noto, ebbe subito maggiore successo all’estero, specie in Francia, grazie anche alle segnalazioni di James Joyce. Possiamo anzi dire che la recensione favorevole di Montale ebbe un ruolo decisivo nell’aprire la strada all’accoglienza del terzo romanzo di Svevo, e di conseguenza dell’opera complessiva dello scrittore triestino, da parte della cultura letteraria italiana. (articolo di Francesco Lamendola).


Svevo è l’ineludibilità della forza della scrittura, i suoi andirivieni temporali sono la rappresentazione della nostra coscienza e amo il suo modo ironico di prendere in giro la psicoanalisi ( La coscienza di Zeno).
Un amico è sicuramente meglio dello psicologo, il professionista che in fondo ne fa le veci e aiuta nel conoscere meglio te stesso.


Leggendo Arthur Schopenhauer di certo Svevo ha compreso il valore del pensiero libero e la ricchezza nel rifuggire “il giudizio degli altri”.
Schopenhauer riprendendoli dall’Etica Nicomachea di Aristotele, individua tre categorie fondamentali capaci di esemplificare il senso di una vita felice:
1) ciò che uno è, vale a dire la personalità, nel senso più ampio del termine
2) ciò che uno ha, vale a dire proprietà e possessi in ogni senso
3) ciò che uno rappresenta, ossia ciò che uno è nella rappresentazione altrui e quindi l’opinione che gli altri hanno di lui

Scrive Schopenhauer:

“Dobbiamo renderci conto per tempo- e ciò contribuirà alla nostra felicità- di una semplice verità: ciascuno vive, prima di tutto e realmente, dentro la propria pelle, e non già nell’altrui opinione; e perciò la nostra reale e personale situazione […] è ai fini della nostra felicità, mille volte più importante di ciò che gli altri si degnano di pensare di noi.”

Per il consulente finanziario questa verità è tanto più vera in quanto deve lavorare sui primi due aspetti della persona vale a dire su ciò che uno è e su ciò che uno ha.
Varrà sempre l’esperienza approcciando il cambiamento generazionale? Un “travaso” epocale di ricchezza accrescerà il patrimonio di giovani generazioni. Il consulente lavorerà su una categoria di persone che erediteranno queste qualità e beni, vale a dire i Millenials o net generation.


Questa è la sfida del futuro, lavorare con una generazione di transizione che ancora non possiede ma che già è e per cui il giudizio degli altri è, tendenzialmente, molto pesante.


Sicuramente diversi e portati a cambiare molto più dei genitori: cambiare banca o consulente; investire più sui temi che sui singoli asset; cambiare più facilmente attività lavorativa e prospettiva riguardo alla pensione, visto che il ciclo unico studio-lavoro-pensione sarà ormai sostituito da vari cicli; abituati ad informarsi su internet ma con un grado di educazione finanziaria da perfezionare.

Di certo sarà importante incontrarsi, scambiare emozioni e instaurare una relazione fiduciaria, sempre più soggetta a riscoprirsi.
Probabilmente un confronto con una generazione più “dentro la propria pelle che condizionata dal giudizio degli altri”.

Pubblicato da fabiomontini65

Sono un Wealth Advisor iscritto all’albo unico dei consulenti finanziari. Mi occupo di Wealth Management e offro servizi legati alla gestione patrimoniale dei miei assistiti.

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